Stato di diritto in Italia alla luce dell'ultimo rapporto della commissione europea

a cura dell’Avv. Maria Silvia Zampetti

La relazione sullo stato di diritto è un pilastro centrale dell'architettura dello stato di diritto dell'Unione europea. Gli obiettivi della relazione sono quelli di promuovere una solida cultura dello Stato di diritto, prevenire l'insorgere di problemi in materia di Stato di diritto e rispondere efficacemente alle sfide gravi e persistenti, con il fine ultimo di promuovere, proteggere e sostenere lo stato di diritto in tutta l'Unione.

Lo stato di diritto è infatti al centro del progetto europeo come uno dei valori su cui si fonda l'Unione europea. Come ricorda la Commissione Europea, "la prosperità, la sicurezza e la resilienza democratica dell'UE dipendono dal rispetto dello stato di diritto e dei valori comuni dell'Unione. Gli europei considerano la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto tra i maggiori punti di forza dell'UE. In un momento in cui l'ordine internazionale basato sulle regole, i diritti fondamentali e i sistemi democratici sono sempre più sotto pressione, salvaguardare questi valori è più importante che mai. Standard solidi in materia di Stato di diritto sono essenziali non solo per sostenere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche, garantire la tutela dei loro diritti e rafforzare la democrazia, ma anche per accrescere l'attrattività dell'Europa per gli investimenti e le attività economiche e incrementare la competitività a lungo termine dell'Unione".

Dal suo lancio nel 2020, il Rapporto sullo Stato di diritto è diventato negli anni uno strumento consolidato, con le sue raccomandazioni che agiscono sempre più come motori di riforma grazie a un maggiore coinvolgimento degli Stati membri durante tutto il ciclo annuale: una lettura del documento può fornire utili informazioni a noi avvocate ed avvocati, necessarie per comprendere meglio il panorama generale in cui ci stiamo muovendo.

Al fine di diffondere i messaggi contenuti nel rapporto, il Lessico ha quindi deciso di pubblicare qui allegato integralmente il Rapporto sullo Stato di diritto in Italia; chi fosse interessato a consultare anche i rapporti degli altri Stati membri potrà accedervi al seguente indirizzo: https://commission.europa.eu/publications/2026-rule-law-report-communication-and-country-chapters_it

Con particolare riferimento alla situazione italiana, nel Rapporto vengono esaminati approfonditamente alcuni argomenti, quali:

  • in relazione al sistema giudiziario (pagine da 4 a 9), l'indipendenza del sistema giudiziario (con un focus sugli esiti dell'ultimo referendum sulla separazione delle carriere e sulla preoccupazione manifestata per le esternazioni di politici critici nei confronti della magistratura), la necessità di colmare le carenze di magistrati (che si attesta ancora al 15-17% per quanto riguarda i magistrati ordinari) e di personale amministrativo (con riferimento anche alla stabilizzazione degli addetti all'ufficio per il processo), lo stato di digitalizzazione dei procedimenti civili e penali, l'intelligenza artificiale, la riduzione dei tempi di esaurimento della durata dei processi (si leggano alla pagina 8 le statistiche relative);
  • lo stato delle misure anticorruzione (pagine da 9 a 14);
  • la situazione della libertà e del pluralismo dei media (pagine da 14 a 19);
  • altre questioni istituzionali relative al bilanciamento dei poteri (pagine da 19 a 22), fra le quali viene riportata la preoccupazione per il ricorso eccessivo alla decretazione d'urgenza e alle mozioni di fiducia, la mancata esecuzione di numerose sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, un focus sulla nuova legislazione in materia di sicurezza interna che "ha suscitato la preoccupazione dei portatori di interessi in merito a possibili ripercussioni sullo spazio civico e sull'esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali", in particolare in merito agli sviluppi relativi alle restrizioni al diritto di manifestare.

In relazione agli aspetti ritenuti critici, la Commissione ha raccomandato all'Italia:

  • di completare il sistema digitale di gestione delle cause in tutti i gradi di giudizio;
  • di portare avanti l'attività legislativa volta a disciplinare in modo sistematico i conflitti di interessi e ad adottare norme complessive sul lobbying e istituire un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi;
  • di intensificare l'impegno per affrontare la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne;
  • di portare avanti la riforma in materia di diffamazione e al contempo garantire la libertà di stampa, tenendo conto delle norme europee sulla protezione dei giornalisti;
  • di costituire un'istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite;
  • di provvedere affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato per l'adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l'indipendenza.



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