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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
CONTRADDITTORIO E DIRITTO DI FAMIGLIA

I

Quali garanzie richiama il concetto di “contraddittorio” nel processo?

La parola “contraddittorio” esprime nella lingua italiana due significati tra loro molto diversi. In un primo senso – che non riguarda affatto le garanzie processuali né il mondo del diritto- si riferisce a ciò che è inconciliabile e incompatibile, ciò che esprime contraddizione (una certa cosa è contraddetta da un’altra) e questo significato ha una connotazione di tipo nominalistico, oggettivistico; riguarda l’oggetto di un discorso. Riferito, invece, al processo il contraddittorio esprime una regola di condotta soggettiva; richiama il diritto di controbattere, di confutare, di contrastare. Il diritto, appunto, di contraddire. Ed è in questa seconda accezione che il linguaggio giuridico lo utilizza, per richiamare la regola che fonda la dialettica del processo, il diritto di dimostrare una tesi o contrastarne un’altra. La pretesa giuridica, in definitiva, che la decisione sia adottata dopo aver acquisito il punto di vista di chi agisce in giudizio e di è convenuto nella causa.

Le regole fondamentali che il processo civile incontra su questo terreno sono due ed entrambe hanno una copertura costituzionale perché attengono al diritto di difesa (art. 24 Cost.): la prima è la regola secondo cui il processo è in sé considerato “giusto” - e quindi legittimo - se è condotto nel contraddittorio tra le parti (il secondo comma dell’art. 111, Cost. prescrive che “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale” e in tempi di ragionevole durata). Se non c’è contraddittorio tra le parti il processo (di qualunque tipo: civile, penale, amministrativo) è ingiusto e quindi illegittimo. La seconda regola – strettamente connessa alla precedente – concerne il meccanismo che rende valido il processo, che è sintetizzato nell’art. 101 del codice di procedura civile (“il giudice , salvo che la legge disponga diversamente, non può statuire sopra alcuna domanda, se la parte contro la quale è proposta non è stata citata e non è comparsa”). Si capisce da questa regola come il principio del contraddittorio connota in sé anche l’attività decisoria nel senso che pone una condizione essenziale all’esercizio del potere e del dovere del giudice.

Contraddittorio vuol dire, in sostanza, che per la soluzione di una controversia portata davanti al giudice le parti nel processo possono ed hanno diritto di formulare domande, argomentare tesi, contrastare le tesi dell’altro. Sono poi le specifiche regole del processo (penale o civile che sia) a dare corpo alla garanzia del contraddittorio.

Ha affermato Corte cost. 31 luglio 1990, n. 388 – ritenendo pienamente legittimo il procedimento davanti alla corte dei conti in materia pensionistica - che le norme processuali garantiscono la regolarità del contraddittorio tra le parti prevedendo limiti, forme di atti processuali, termini, poteri e facoltà e che la decisione, dopo l’acquisizione di tutti gli elementi utili e necessari, si matura dal contrasto delle ragioni delle parti e dal gioco dialettico delle loro opinioni. Per questo la dottrina associa il principio del contraddittorio al principio di uguaglianza tra le parti. Mentre per i riflessi sul processo il principio è anche strettamente legato al diritto di difesa (art. 24 Cost.).

Il contraddittorio è quindi l’insieme delle regole del processo che lo rendono giusto e valido.

Non c’è, naturalmente, nessuna corrispondenza tra rispetto del contraddittorio e verità. Il rispetto del contraddittorio non necessariamente garantisce la verità della sentenza. Le sentenze non sono vere o false. Possono essere giuste o ingiuste. Si tratta di un aspetto per certi versi paradossale del processo perché consente di giungere a soluzioni giuste (cioè rispettose del contraddittorio) ma non necessariamente vere. Questo esito è avvertibile sia nel processo penale che nel processo civile dove proprio le esigenze di rispetto del contraddittorio potrebbero portare a considerare vincente la parte che ha, invece, torto. Si pensi alla parte che per errore non formula nei tempi prescritti (art. 183 c.p.c.) le sue richieste istruttorie. Questo è il paradosso del processo civile.

Il processo civile può svolgersi del tutto legittimamente nel contraddittorio anche solo dei rappresentanti in giudizio delle parti e senza la presenza personale degli interessati,. Il contraddittorio può dirsi, cioè, rispettato anche se le parti personalmente non dovessero mai entrare in un’aula di giustizia. L’art. 82 c.p.c. prescrive che le parti “non possono stare in giudizio se non con il ministero o con l’assistenza di un difensore” il quale deve essere “munito di procura” (art. 83 c.p.c.) con la conseguenza che del tutto legittimamente gli avvocati, cioè i procuratori delle parti, esercitano per tutta la causa funzioni di rappresentanza del loro assistito. Questa assistenza e questa rappresentanza costituiscono, naturalmente, la garanzia di effettività del diritto di difesa. Non soltanto la parte “può” ma “deve” stare in giudizio con il suo avvocato. Alla regola della rappresentanza sostituiva da parte del difensore della parte, fanno eccezione i casi in cui il codice prescrive la comparizione personale delle parti per alcuni adempimenti, per esempio per l’udienza presidenziale di separazione o divorzio (art.707 c.p.c.) o tutte le volte in cui il giudice su richiesta congiunta delle parti intenda promuoverne la conciliazione e sempre che le parti non scelgano di farsi rappresentare anche per la conciliazione dal loro avvocato (art. 185 c.p.c.). In ogni caso, comunque, il giudice “in qualunque stato e grado del processo ha facoltà di ordinare la comparizione personale delle parti in contraddittorio tra loro per interrogarle liberamente sui fatti della causa”: In tal caso “le parti possono farsi assistere dai difensori”. Farsi assistere, quindi, e non farsi rappresentare.

La comparizione personale delle parti è un adempimento che trova nel processo in materia di famiglia ampia applicazione, proprio perché il contenzioso su diritti di natura personale che nel diritto di famiglia costituiscono l’oggetto della controversia, non sempre rende delegabile il contraddittorio tra le parti e soprattutto spesso rende necessario il contatto tra il giudice e gli interessati che in altri settori potrebbe essere superfluo.

Gianfranco Dosi
Lessico di diritto di famiglia