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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
SCIOGLIMENTO DELLA COMUNIONE DEI BENI

I

sono le cause di scioglimento della comunione dei beni?

L’art. 191 del codice civile individua tassativamente come cause di cessazione e quindi di scioglimento del regime patrimoniale della comunione dei beni sette specifici eventi. Precisamente, nell’ordine con cui verranno qui di seguito esaminati, 1) la convenzione di separazione dei beni 2) la separazione coniugale, 3) l’annullamento del matrimonio, 4) lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio (non preceduto dalla separazione), 5) il fallimento di uno dei coniugi, 6) la dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei coniugi, 7) la separazione giudiziale dei beni.

Non viene menzionata espressamente, come causa di scioglimento, la morte di uno (o di entrambi) i coniugi, ma questa mancanza, come si è recentemente precisato in giurisprudenza (Cass. civ. Sez. I, 3 luglio 2015, n. 13760) è dovuta esclusivamente al fatto che l’indicazione sarebbe superflua dal momento che in base all’art. 149 c.c. con la morte si scioglie lo stesso matrimonio.

Si preferisce qui parlare di “comunione dei beni” anziché di “comunione legale” perché non sempre, come si vedrà, il regime patrimoniale della comunione dei beni costituisce il regime legale (cioè il regime valido in assenza di scelta diversa).

Particolare attenzione verrà riservata allo scioglimento della comunione dopo le modifiche introdotte dalla legge 6 maggio 2015, n. 55 che ha aggiunto un secondo comma all’art. 191 del codice civile innovando profondamente la materia.

Nell’approfondimento delle cause di scioglimento della comunione verrà affrontata non solo la questione centrale della individuazione del momento esatto in cui si verifica lo scioglimento della comunione (e di conseguenza del momento esatto da cui decorrono gli effetti importanti che vi sono collegati) ma anche il tema dibattuto del ripristino del regime di comunione in seguito alla riconciliazione successivamente alla separazione, cercando di verificare anche in che misura la tesi prevalente in giurisprudenza del ripristino automatico (Cass. civ. Sez. I, 12 novembre 1998, n. 11418, Cass. civ. Sez. I, 5 dicembre 2003, n. 18619) possa estendersi anche ad altri eventi quali per esempio il rigetto della domanda di nullità che sia stata preceduta dalla dichiarazione di separazione temporanea o la ricomparsa dell’assente o della persona di cui è stata dichiarata la morte presunta, ovvero ancora in caso di mancata omologa della separazione consensuale.

Nell’ultima parte si cercherà di verificare in che limiti e sulla base di quali presupposti la “separazione giudiziale dei beni” possa costituire un rimedio contro i rischi di dispersione e di occultamento dei beni della comunione de residuo in un momento eccessivamente lontano dal deposito del ricorso di separazione e ci si interrogherà sul problema se la morte di un coniuge determini la contitolarità dei diritti e dei beni che cadono nella comunione de residuo o soltanto un credito da azionare nei confronti del coniuge in posizione di uguaglianza con gli altri eventuali creditori.

L’ultimo comma dell’art. 191 c.c. prevede che nel caso di azienda di cui alla lettera d) dell’art. 177 (cioè l’azienda gestita da entrambi i coniugi e costituita dopo il matrimonio che entra in comunione), “lo scioglimento della comunione” può essere deciso, per accordo delle parti, osservata la forma prescritta dall’art. 162. La disposizione sta a significare che i coniugi che intendono estromettere dalla comunione l’azienda da essi gestita e costituita dopo il matrimonio devono farlo con una convenzione matrimoniale.

Gianfranco Dosi
Lessico di diritto di famiglia