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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
RISARCIMENTO DEI DANNI PER OMESSO RICONOSCIMENTO DI UN FIGLIO

I

Prima premessa. L’obbligo di mantenimento dei figli in seguito all’accertamento giudiziale della paternità decorre dalla nascita o dalla sentenza?

La costituzione richiama all’articolo 30, primo comma, il fondamentale dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Quello di essere mantenuto è, simmetricamente, perciò, un diritto fondamentale del figlio, espressamente indicato nell’articolo 315-bis del codice civile (“diritti e doveri del figlio”) nel testo rimodellato dalla riforma del 2012 sulla filiazione. In passato Corte cost. 13 maggio 1998, n. 166 ha avuto modo di richiamare la solennità di questo dovere affermando che “Il primo obbligo enunciato dall’art. 147 del codice civile consiste in quello di mantenimento della prole: è questo un dovere inderogabile, che nella sua concreta attuazione è commisurato in proporzione alle rispettive sostanze dei genitori e alle capacità di lavoro di ciascuno”.

Come previsto negli articoli 269, 270, 273, 276 e 277 del codice civile (come modificati dalla riforma del 2012 sulla filiazione) l’azione per la dichiarazione giudiziale della paternità (o della maternità) – in caso di mancato spontaneo riconoscimento del figlio - può essere promossa dall’altro genitore che esercita la responsabilità genitoriale o dal figlio maggiorenne.

La sentenza che pronuncia la filiazione – come chiarisce molto opportunamente l’articolo 277 - produce gli stessi effetti del riconoscimento (effettuato contestualmente alla dichiarazione di nascita). E quindi, come è stato efficacemente ribadito più volte “la sentenza di accertamento della filiazione naturale, in quanto ha natura dichiarativa dello stato biologico di procreazione, fa sorgere a carico del genitore tutti i doveri propri della procreazione legittima, compreso quello di mantenimento” (Cass. civ. Sez. I, 14 febbraio 2003, n. 2196; Cass. civ. Sez. I, 4 maggio 2000, n. 5586; Cass. civ. Sez. I, 14 agosto 1998, n. 8042). Si tornerà tra breve sul tema della natura della sentenza che accerta la filiazione che, fermi i suoi effetti retroattivi, non può essere considerata dichiarativa ma costitutiva.

Il tribunale può anche dare con la sentenza provvedimenti sull’affidamento (se il figlio è minore) o concernenti il mantenimento futuro (allorché il figlio sia minore). Trattasi di un provvedimento che prescinde da qualsivoglia domanda di parte – benché una richiesta in qualche modo vi sia sempre - e che comunque il tribunale può adottare d’ufficio nell’esclusivo interesse del minore (Cass. civ. Sez. I, 3 novembre 2006 n. 23596; Cass. civ. Sez. I, 17 luglio 2004, n. 13296).

Il figlio riconosciuto tardivamente (spontaneamente o in sede giudiziale) ha perciò diritto al mantenimento con decorrenza dalla nascita. Naturalmente il mantenimento si suddividerà tra entrambi i genitori, essendo entrambi tenuti al dovere di mantenere il figlio.

La sentenza sulla paternità ha però natura costitutiva. E quindi la decisione sul mantenimento diventa efficace ed esecutiva solo dopo il giudicato sullo status – come è pacificamente riconosciuto nella prassi - e come, d’altro lato, è logico che sia, essendo impensabile azionare un diritto collegato ad uno status che non è ancora passato in giudicato. Non è ipotizzabile la provvisoria esecuzione di una sentenza costituiva.

Come si è visto sopra, però, generalmente le sentenze della Cassazione, al fine di giustificarne la retroattività degli effetti, parlano non di natura costitutiva della sentenza che accerta la filiazione, ma di natura dichiarativa, senza alcun cenno al problema dell’efficacia piena solo con il giudicato. Il motivo di questo convincimento è però incongruo (ed è curioso che nessuna decisione della Cassazione lo abbia osservato) dal momento che una cosa è la retroattività degli effetti e altra cosa è l’efficacia (che consente l’esecuzione ma non comporta di per sé l’irretroattività). Soltanto una sentenza ha riconosciuto espressamente e correttamente la natura costitutiva della sentenza di accertamento della paternità: si tratta di Cass. civ. Sez. I, 3 novembre 2006, n. 23596 che così testualmente osserva: “Questa Corte ha più volte affermato che la sentenza di accertamento della paternità o maternità naturale ha natura dichiarativa Tale principio va peraltro inteso nel senso che la sentenza accerta uno status che attribuisce al figlio naturale tutti i diritti che competono al figlio legittimo con efficacia retroattiva, sin dal momento della nascita, secondo la previsione degli articoli 147 e 148 in forza del combinato disposto degli articoli 261 e 277. L’esercizio dei diritti connessi a tale status non può peraltro prescindere dall’accertamento giudiziale o dal riconoscimento effettuato dal genitore. In quanto attributiva di uno status e dei diritti ad esso connessi, la sentenza va pertanto qualificata, ai fini che qui interessano, come costitutiva, nel senso che senza di essa lo status di figlio naturale non sorge e non vi può essere rivendicazione utile dei diritti che a tale status si accompagnano, ancorché per effetto della pronuncia il godimento di tali diritti retroagisca alla data della nascita”. La decisione in questione parla molto correttamente di “natura costitutiva della sentenza dichiarativa della filiazione”.

Quindi, concludendo sul punto, la sentenza che accerta la filiazione ha certamente natura costituiva anche se i suoi effetti retroagiscono al momento della nascita, garantendo così al figlio minore una copertura completa del suo diritto al mantenimento dalla nascita in poi.

Sulla decorrenza dalla nascita dell’obbligazione di mantenimento in seguito alla sentenza che accerta la filiazione, la giurisprudenza è copiosa e assolutamente consolidata (Cass. civ. Sez. I, 10 aprile 2012, n. 5652; Cass. civ. Sez. I, 20 dicembre 2011, n. 27653; Cass. civ. Sez. I, 17 dicembre 2007, n. 26575; Cass. civ. Sez. I, 23 novembre 2007, n. 24409; Cass. civ. Sez. I, 3 novembre 2006, n. 23596; Cass. civ. Sez. I, 11 luglio 2006, n. 15756; Cass. civ. Sez. I, 2 febbraio 2006, n. 2328; Cass. civ. Sez. I, 26 maggio 2004, n. 10124; Cass. civ. Sez. I, 14 maggio 2003, n. 7386; Cass. civ. Sez. I, 14 febbraio 2003, n. 2196).

La domanda relativa agli arretrati di mantenimento (con decorrenza dalla nascita) – che necessita della domanda di parte (Cass. civ. Sez. I, 3 novembre 2006 n. 23596; Cass. civ. Sez. I, 16 luglio 2005, n. 15100; Cass. civ. Sez. I, 4 maggio 2000, n. 5586) - ove il figlio sia minorenne può essere proposta nella qualità di esercente la responsabilità genitoriale dal genitore che ha azionato la causa di riconoscimento, nello stesso procedimento. Si sostiene che si tratti di una domanda che il genitore azionerebbe iure proprio sotto forma di rimborso pro quota di quanto speso dalla nascita per il figlio, ma non sembra che possa escludersi che il genitore possa anche agire in rappresentanza del figlio titolare del diritto al mantenimento. La decisione anche su questi aspetti economici diventerà esecutiva dopo il giudicato sullo status.

In alternativa le domande di mantenimento possono essere proposte successivamente in una causa a parte, dal genitore (iure proprio se il figlio è maggiorenne) o anche direttamente dal figlio maggiorenne.

La prescrizione, decennale, decorre dal giudicato sullo status (Cass. civ. Sez. I, 3 novembre 2006, n. 23596).

Gianfranco Dosi
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Lessico di diritto di famiglia