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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
MESSA ALLA PROVA - Aggiornamento a cura dell'avv. Giuseppe Falvo - Marzo 2021

I

Che funzione ha e come è strutturata la sospensione del processo con la messa alla prova dell’imputato nel sistema della giustizia penale minorile?

Con il D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni) il legislatore italiano, alla fine degli anni Ottanta, riformava completamente il sistema della giustizia penale minorile, parallelamente alla riforma del processo penale ordinario realizzata con l’approvazione del nuovo codice di procedura penale (D.P.R. 22 settembre 1988, n. 4479) che abbandonava l’impostazione inquisitoria del codice Rocco abbracciando i nuovi principi del moderno processo accusatorio.

Nell’ambito della riforma della giustizia penale minorile – riservata all’intervento penale in caso di reati commessi da minorenni – venivano date nuove risposte al problema del contrasto alla devianza minorile. Tra i nuovi strumenti introdotti nel sistema penale era certamente di rilevante significato il nuovo istituto della sospensione del processo con la messa alla prova dell’imputato minorenne (articoli 28 e 29 del D.P.R. 448/1988 e art. 30 del decreto legislativo. 28 luglio 1989, n. 272) che a ragione veniva considerata unanimemente ”l’innovazione più significativa e coraggiosa operata dal nuovo codice di procedura penale minorile” (Corte cost. 27 settembre 1990, n. 412). Con tale istituto - di cui nei progetti di riforma della giustizia minorile si parlava già da oltre dieci anni - il legislatore abbandonava l’impostazione fortemente paternalistica della giustizia penale minorile (centrata soprattutto sulla dichiarazione di incapacità di intendere e di volere e sul perdono giudiziale) prevedendo nuove soluzioni centrate sull’attribuzione di responsabilità (secondo il principio che attribuire responsabilità è più educativo che presupporre l’incapacità) e tra queste, appunto, la possibilità di sospendere il processo a carico dell’imputato minore di età prevedendo un periodo di prova all’esito del quale decidere se continuare il processo o dichiarare l’estinzione del reato.

Un meccanismo quindi che fa leva sulla responsabilità dell’imputato minorenne il quale, attraverso un favorevole percorso di fuoriuscita dalla devianza, sotto la supervisione del servizio sociale minorile, può evitare che il reato commesso venga penalmente sanzionato. Il ragazzo che ha commesso un reato viene, quindi, chiamato, ad impegnarsi attivamente nella prospettiva di guadagnare, con l’esito positivo della prova, la fuoriuscita indolore dal processo penale. Proprio per la capacità della messa alla prova di promuove la responsabilità dell’imputato la giurisprudenza ha parlato di “valore aggiunto” di questo meccanismo rispetto al perdono giudiziale e alla stessa dichiarazione di improcedibilità per irrilevanza del fatto di cui all’art. 27 del D.P.R. 448/1988 (Cass. pen. Sez. V, 7 aprile 1997, n. 1600).

L’art. 28 del D.P.R. 448/1988 prevede che “il giudice, sentite le parti,può disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all’esito della prova disposta a norma del comma 2” il quale a sua volta chiarisce che “con l’ordinanza di sospensione il giudice affida il minorenne ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di osservazione, trattamento e sostegno. Con il medesimo provvedimento il giudice può impartire prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato”.

“Il processo è sospeso per un periodo non superiore a tre anni – precisa sempre il medesimo art. 28 - quando si procede per reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a dodici anni; negli altri casi, per un periodo non superiore a un anno. Durante tale periodo è sospeso il corso della prescrizione”.

L’art. 29 del medesimo D.P.R. 448/1988 conclude precisando che “decorso il periodo di sospensione, il giudice fissa una nuova udienza nella quale dichiara con sentenza estinto il reato se, tenuto conto del comportamento del minorenne e della evoluzione della sua personalità, ritiene che la prova abbia dato esito positivo. Altrimenti provvede a norma degli articoli 32 e 33”.

Come si vede quindi l’ordinanza di sospensione determina l’inizio di un periodo di prova che, se superato positivamente, comporta l’estinzione del reato e perciò, come si diceva, la fuoriuscita indolore del giovane dal circuito penale minorile.
Gianfranco Dosi
Lessico di diritto di famiglia