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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
FEMMINICIDIO

I

Il femminicidio: dal diritto penale indifferenziato al diritto penale di genere

Le nostre norme penali non prevedono espressamente il femminicidio cioè l’uccisione voluta o preterintenzionale di una donna in quanto tale. Cagionare la morte di un essere umano costituisce omicidio (art. 575 c.p.c.), tanto se la vittima sia un uomo che una donna. L’omicidio è un delitto di per sé indifferenziato: l’essere la vittima un uomo o una donna non fa, cioè, differenza per il codice penale. Il codice penale non prevede differenze di genere.

Non esiste neanche una specifica norma che consideri penalmente aggravato il delitto di omicidio in danno di una donna in quanto tale.

Esistono situazioni particolari che si avvicinano a questa possibile incriminazione aggravata del reato: a) l’art. 61 c.p. (circostanze aggravanti comuni) prevede al n. 5 l’aggravante di chi abbia approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la difesa da parte della vittima; b) l’art. 61 n. 11 c.p. prevede l’aggravante del fatto commesso con abuso di relazioni domestiche o di coabitazione Tuttavia l’essere donna o subire la condotta violenta in casa non integra di per sé una condizione di “minorata difesa”, o di “abuso di relazioni domestiche o di coabitazione” anche se nelle circostanze concrete può esserlo certamente ed in ogni caso si tratta di aggravanti anch’esse indifferenziate nel genere.

Tra le circostanze specifiche dell’omicidio è certamente significativa quella di cui all’art. 576, n. 5.1 c.p. che aggrava il delitto (prevedendo l’ergastolo) ove commesso nei confronti della vittima di stalking (art. 612 bis c.p. “atti persecutori”)[1] che ha una indubbia connotazione di genere, ma presuppone la condotta persecutoria che in molti casi di femminicidio manca del tutto.

La legge 11 gennaio 2018, n. 4 (Modifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani di un genitore per crimini domestici) in vigore dal 16 febbraio 2018 ha esteso l’aggravante del primo comma dell’art. 577 c.p. (ergastolo) al caso di omicidio oltre che contro l’ascendente o il discendente anche contro “il coniuge, anche legalmente separato, contro l'altra parte dell'unione civile o contro la persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente” e ha relegato (ma inspiegabilmente) i casi di aggravamento di cui al secondo comma del medesimo art. 577 (reclusione da ventiquattro a trenta anni) all’uccisione del coniuge divorziato o del partner di un’unione civile cessata.

Esistono quindi certamente norme vigenti di tutela della condizione di vittima primaria o secondaria (per esempio i figli), frutto soprattutto di una più decisa presa di coscienza negli ultimi anni sulla particolare gravità dell’omicidio consumato nell’ambito delle relazioni domestiche ovvero caratterizzato dalla pregressa esistenza di vincoli affettivi familiari, come appunto il femminicidio. Si vedranno più oltre le innovazioni introdotte, per esempio, dal decreto legislativo15 dicembre 2015, n. 212che ha dato attuazione alla direttiva 29 del 2012 in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e dalla legge 11 gennaio 2018, n. 4 a tutela degli orfani di un genitore per crimini domestici.

Anche in seguito a queste riforma tuttavia l’uxoricidio (ancorché esteso, con i limiti visti, all’unione civile e alla convivenza di fatto) resta un delitto di per sé indifferenziato. Non c’è differenza alcuna di trattamento in relazione al genere della vittima.

Ne consegue che uccidere una donna è comportamento al quale nell’ambito della normativa penale – e quindi simbolicamente nell’ambito del vivere sociale - non è attribuito un disvalore specifico “di genere”. L’omicidio è un reato che resta indifferenziato ancorché commesso volutamente nei confronti della donna.

Il dato fattuale è inquietante. Secondo una ricerca riportata in molte riviste giuridiche, dei 149 omicidi volontari di donne avvenuti in Italia per esempio nel 2016, quasi 3 su 4 sono stati commessi nell’ambito familiare: 59 donne sono state uccise dal partner, 17 da un ex partner e altre 33 da un parente. E il 2017 non è andato meglio.


[1] Cfr la voce STALKING

Gianfranco Dosi
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Lessico di diritto di famiglia