Accedi
LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
DISCONOSCIMENTO DI PATERNITÀ - Aggiornamento a cura dell'avv. Matilde Giammarco - Gennaio 2022

I

L’azione di disconoscimento di paternità nel quadro normativo vigente

In virtù della delega attribuita al Governo per la revisione delle disposizioni in materia di filiazione dall'articolo 2 della legge 10 dicembre 2012,n.219, il decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154, entrato in vigore il 7 febbraio 2014, ha modificato radicalmente, tra l’altro, anche l’impianto normativo dell’azione di disconoscimento di paternità.

L’azione di disconoscimento trova la sua disciplina giuridica all’interno del codice civile nel titolo (completamente riformato) sulla filiazione (Tit. VII del primo libro), immediatamente dopo la premessa fondamentale costituita dalla presunzione di paternità in caso di concepimento o di nascita nel corso del matrimonio. E’ specificamente prevista nell’art. 243-bis[1] e regolamentata nei successivi quattro articoli, dal 244 al 247 che ne propongono la disciplina anche processuale.

Lo status di figlio – dopo la riforma del 2012/2013 – è unitario, ma l’accesso allo status resta differenziato a seconda che i genitori siano o meno uniti tra loro in matrimonio.

Se il figlio è concepito o nato durante il matrimonio l’art. 231 c.c.[2] presume (all’interno dei limiti temporali indicati dall’art. 232 [3]) che egli sia figlio del marito della madre che lo ha partorito. Il padre però potrebbe non esserne il genitore biologico ove la madre lo abbia concepito in seguito a rapporto con persona diversa dal marito.

L’azione di disconoscimento riguarda, appunto, questa situazione ed ha lo scopo di porre riparo alla difformità tra la condizione legale assicurata dalla presunzione di paternità e la difforme condizione genetica nell’ipotesi in cui il marito della madre non sia il padre biologico del figlio.

Peraltro La presunzione legale di paternità a norma della quale il marito della madre è padre del figlio da essa concepito durante il matrimonio, può essere vinta soltanto con l'azione di disconoscimento ancorché vi sia stata declaratoria di nullità del matrimonio tra i coniugi (Cass. civ. Sez. I, 8 giugno 2012, n. 9379).

L’art. 243-bis c.c. prevede che l'azione può essere esercitata soltanto dal marito, dalla madre o dal figlio medesimo. Non da altri soggetti: né l’asserito vero padre naturale né il Pubblico ministero. Tutto ciò, fatto salvo – come si dirà tra breve - il meccanismo previsto per la nomina di un curatore speciale finalizzata all’esercizio dell’azione in caso di minore età del figlio.

Chi esercita l'azioneè ammesso a provare che non sussiste rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre. Serve quindi che la difformità tra verità legale e verità biologica sia provata. La sola dichiarazione della madre non è idonea ad escludere la paternità.

Non sono più indicati – dopo la riforma – quei presupposti specifici per il disconoscimento che erano indicati nel previgente art. 235 c.c. (cioè la mancata coabitazione nel periodo del concepimento, l’impotenza del marito, l’adulterio della moglie: presupposto quest’ultimo eliminato da Corte cost. 6 luglio 2006, n. 266) salvo allorché l’esistenza di tali presupposti serva a dare la prova necessaria per esercitare l’azione oltre i termini dei sei mesi per la madre e dell’anno per il padre come previsto nell’art. 244 codice civile. Pertanto chi esercita l’azione deve solo a provare che “non sussiste rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre” (art. 235 c.c.). Diventa decisiva ed esclusiva, in sostanza, in questi procedimenti la prova genetica.


[1] Art. 243-bis

Disconoscimento di paternità

L'azione di disconoscimento di paternità del figlio nato nel matrimonio può essere esercitata dal marito, dalla madre e dal figlio medesimo.

Chi esercita l'azioneè ammesso a provare che non sussiste rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre.

La sola dichiarazione della madre non esclude la paternità.

[2] Art. 231

Paternità del marito

Il maritoè padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio.

[3] Art. 232

Presunzione di concepimento durante il matrimonio

Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non sono ancora trascorsi trecento giorni dalla data dell'annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La presunzione non opera decorsi trecento giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale o dalla omologazione di separazione consensuale ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione o dei giudizi previsti nel comma precedente.

Gianfranco Dosi
Lessico di diritto di famiglia