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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
CONTO CORRENTE BANCARIO COINTESTATO

I

La disciplina prevista nel codice civile per i conti correnti cointestati

La cointestazione di un conto corrente bancario può rispondere a esigenze diverse. Può essere semplicemente - come avviene in genere tra i coniugi o tra persone che semplicemente convivono unite da vincoli affettivi – la modalità con cui per ragioni di comodità reciproca due persone che vivono insieme gestiscono il loro ménage, cioè le entrate, le uscite e i risparmi comuni. Oppure il modo con cui una persona anziana o malata consente ad un figlio o a un parente, o alla badante, l’accesso al conto per facilitare operazioni di riscossione o di pagamento; in tal caso la cointestazione non è altro che un mandato all’incasso o al pagamento. In altri casi, ancora, la cointestazione potrebbe costituire per qualcuno il mezzo per consentire ad un altro, per esempio ad un figlio o ad un partner privo di redditi propri, di poter accedere facilmente ad un fondo per le spese correnti ovvero, lo strumento per costituire attraverso rimesse periodiche, un proprio autonomo patrimonio; saremmo in presenza in questo caso, in sostanza, di una vera e propria donazione indiretta.

Il conto corrente cointestato è di regola nella prassi bancaria a firma disgiunta, consentendo ai cointestatari di effettuare liberamente tutte le operazioni che desiderano senza necessità dell’approvazione degli altri. In quello a firma congiunta –meno diffuso - i cointestatari, invece, devono sempre acconsentire a tutte le operazioni; perciò è la forma più indicata per l’amministrazione di patrimoni appartenenti a più persone. Naturalmente il contratto tra la banca e il cliente deve espressamente indicare la forma prescelta. La giurisprudenza segue in questo un orientamento formale ritenendo che la firma congiunta sia la regola mentre la firma disgiunta è l’eccezione che deve essere espressamente prevista nel contratto, come peraltro avviene quasi sempre (Cass. civ. Sez. I, 1 ottobre 2012, n. 16671; Cass. civ. Sez. I, 22 luglio 2004, n. 13663; Cass. civ. Sez. I, 5 luglio 2000, n. 8961).Il principio della previsione per iscritto della firma disgiunta è anche ribadito nella legge bancaria (D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385).

La cointestazione attribuisce una contitolarità sugli importi depositati a differenza della semplice delega a terzi ad operare su un conto personale, anch’essa diffusa nella prassi. In tal caso il delegato non ha evidentemente alcuna contitolarità degli importi depositati e il rapporto di delega è rilevante ai soli fini, nel rapporto tra la banca e il delegante, di attribuire al delegato il potere di operare sul conto.

La disciplina codicistica della cointestazione bancaria è contenuta in poche norme. Da un lato nella parte del codice civile riservata alle operazioni bancarie in conto corrente, specificamente nell’art. 1854 del codice civile dove si prevede che “gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto”. Si tratta della norma che regola i rapporti tra correntisti e banca. La disposizione, collocata appunto nel contesto della disciplina delle operazioni bancarie in conto corrente, vuole riferirsi al potere della banca per esempio di pretendere da entrambi i correntisti contitolari il saldo del debito; la banca può agire, cioè, in via giudiziale, per il rientro da uno scoperto, contro entrambi i coniugi, anche se il debito è dovuto ad operazioni effettuate solo da uno dei due correntisti. Ugualmente ciascuno dei correntisti può pretendere nei confronti della banca di riscuotere dal conto cointestato.

L’altra parta in cui il codice civile si occupa dei conti cointestati è quello delle obbligazioni solidali. L’art. 1298 prevede a tale proposito che “nei rapporti interni l’obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori o tra i diversi creditori, salvo che sia stata contratta nell’interesse esclusivo di alcuno di essi. Le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente”. È questa la norma che regolamenta l’obbligazione interna tra i correntisti. E, come si vede, alla regola della solidarietà tra cointestatari la legge apporta due deroghe: la prima nel caso in cui il conto sia stato aperto nel solo interesse di uno dei correntisti (asseritamente per esempio nel caso, sopra esemplificato, in cui il conto sia cointestato tra una persona anziana e un parente al fine di consentire la riscossione della pensione); l’altra nel caso in cui risulti che il conto bancario è alimentato solo da uno dei cointestatari (per esempio soltanto da uno dei coniugi).

Ma siamo certi che la cointestazione tra una persona anziana e il figlio o una badante possa essere considerato un conto contratto nell’interesse di uno soltanto? Inlinea teorica sembrano escluderlo Cass. civ. Sez. I, 21 gennaio 2004, n. 886e Cass. civ. Sez. III, 8 settembre 2006, n. 19305 secondo le quali il conto corrente bancario cointestato, con facoltà di disposizione disgiunta di ciascuno dei contitolari, non potrebbe costituire credito "contratto nell'interesse esclusivo" di alcuno dei contitolari del credito stesso, ai sensi del primo comma dell'art. 1298 c.c., perché ciò contrasterebbe con la funzione del contratto di conto corrente bancario, il quale è finalizzato all'espletamento del servizio di cassa in favore - dunque nell'interesse - di tutti i contitolari, i quali, infatti, possono liberamente disporre del saldo attivo.

Deve essere chiaro in ogni caso che le due eccezioni alla solidarietà (espressamente previste nell’art. 1298 c.c.) valgono solo nei rapporti tra correntisti e non nei rapporti verso la banca. Quindi la banca potrà richiedere il rientro da uno scoperto a qualunque correntista. Per evitare questa conseguenza sarebbe necessario adottare la forma del contratto di conto corrente personale con attribuzione della delega ad un terzo e non quella della cointestazione. Nei rapporti interni tra correntisti, invece, la possibilità del regresso resta esclusa soltanto nelle due eccezioni indicate.

A partire da queste poche regole la giurisprudenza ha avuto modo di fare moltissime precisazioni.

Gianfranco Dosi
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