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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
AZIONE REVOCATORIA

I

La funzione dell’azione revocatoria

a) La giurisprudenza di legittimità

Su tutti i beni presenti e futuri del debitore l’art. 2740 c.c. pone una sorta di vincolo di destinazione a soddisfazione dei diritti del creditore (“Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”). Ciò però non comporta che al debitore sia precluso di disporre dei propri beni con atti che tendenzialmente sono pienamente validi ed efficaci e, pertanto, idonei a sottrarre i beni a quel vincolo. Il titolare di un patrimonio può validamente disporre come crede più opportuno dei suoi beni, anche se indebitato.

Se il debitore ha questa libertà, il creditore ha tuttavia interesse alla conservazione della garanzia patrimoniale. Per questo motivo l’art. 2901 c.c. gli attribuisce il diritto di agire in giudizio per “far dichiarare inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio coi quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni” e di promuovere conseguentemente contro il terzo acquirente (ed eventualmente contro i subacquirenti in mala fede) le azioni esecutive sui beni oggetto dell’atto impugnato. Il nome di azione revocatoria (l’actio pauliana del diritto romano) è quindi oggettivamente improprio. L’azione non revoca nulla: rende solo inefficace un atto.

L’azione non tende alla dichiarazione di nullità dell’atto di disposizione – che resta di per sé pienamente valido – ma all’accertamento della sua inefficacia nei confronti del creditore procedente, in vista di una eventuale azione esecutiva. L’art. 2902 c.c. – che deve essere letto necessariamente insieme all’art. 2901 – precisa questa specifica funzione dell’azione revocatoria affermando che “Il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia, può promuovere nei confronti dei terzi acquirenti le azioni esecutive o conservative sui beni che formano oggetto dell’atto impugnato”. L’atto di disposizione viene, cioè, in sostanza dichiarato inidoneo a sottrarre il bene alla garanzia patrimoniale offerta in via generale dalla legge al creditore.

Il principio generale che l’azione revocatoria ha la sola funzione di ricostituire la garanzia generica costituita dal patrimonio del debitore, è affermato e ribadito in molte decisioni (Cass. civ. Sez. III, 10 novembre 2016, n. 22915; Cass. civ. Sez. III, 11 maggio 2009, n. 10744; Cass. civ. Sez. II, 14 giugno 2007, n. 13972; Cass. civ. Sez. II, 22 maggio 2007, n. 11830; Cass. civ. Sez. I, 8 aprile 2003, n. 5455).

Si legge molto esaurientamente in Cass. civ. Sez. II, 14 giugno 2007, n. 13972 che la finalità a cui mira l’azione revocatoria è quella di assicurare la conservazione della garanzia generica costituita dal patrimonio del debitore, garanzia compromessa dall’atto di disposizione. Pertanto laccoglimento dell’azione revocatoria non comporta l’invalidità dell’atto di disposizione sui beni e il rientro di questi nel patrimonio del debitore alienante, bensì l’inefficacia dell’atto soltanto nei confronti del creditore che agisce per ottenerla, con conseguente possibilità per quest’ultimo, e solo per lui, di promuovere azioni esecutive o conservative su quei beni contro i terzi acquirenti, pur divenuti validamente proprietari. A tal fine i beni si considerano “come se” non fossero mai usciti dal patrimonio del debitore, restando esposti all’azione esecutiva del creditore che può aggredirli anche presso i terzi che ne sono divenuti proprietari. L’atto di disposizione resta, però, valido tra le parti che lo hanno posto in essere ed i beni oggetto dell’atto sono trasferiti nella titolarità dell’acquirente. L’accoglimento, perciò, dell’azione revocatoria non comporta il travolgimento dell’atto di disposizione ed il rientro dei beni nel patrimonio del debitore alienante, con conseguente devoluzione dei beni stessi agli eredi, ma semplicemente l’inefficacia dell’atto nei confronti del creditore che ha vittoriosamente esperito l’azione.

L’azione revocatoria non ha, quindi, di per sé alcun effetto recuperatorio del bene nel patrimonio del debitore. L’unico effetto è quello della inopponibilità dell’atto di disposizione al creditore che “agisce in revocatoria” (inefficacia soggettiva) e nei soli limiti in cui il bene è sottratto all’azione esecutiva (inefficacia oggettiva).

La dichiarazione di inefficacia giova quindi al creditore che agisce a tutti gli altri che siano intervenuti volontariamente nel giudizio o che comunque anche in un giudizio separato abbiamo ottenuto la medesima dichiarazione di inefficacia.

È opportuno osservare che l’atto pregiudizievole verso i creditori che legittima l’esercizio dell’azione revocatoria viene comunemente considerato un atto in frode ai creditori da non confondere – come si è avuto modo di precisare in giurisprudenza (Cass. civ. Sez. I, 29 maggio 2003, n. 8600) – con il contratto in frode alla legge che persegue una finalità vietata in assoluto dall’ordinamento in quanto contraria a una norma imperativa, ai principi dell’ordine pubblico o del buon costume. L’intento di recare pregiudizio a terzi non rientra di per sé nella fattispecie dell’atto in frode alla legge, sia perché tale negozio è ipotesi del tutto distinta da quella del negozio in frode ai terzi, sia perché nell’ordinamento manca una norma che stabilisca in via generale l’invalidità del contratto stipulato in frode ai terzi, ai quali, invece, l’ordinamento accorda rimedi specifici correlati alle varie ipotesi di pregiudizio che essi possano risentire dall’altrui attività negoziale, quali appunto la revocatoria.

Come ha ricordato Cass. civ. Sez. III, 20 gennaio 2016, n. 895 nell'azione revocatoria ordinaria disciplinata dagli artt. 2901 ss. c.c. sono litisconsorti necessari il creditore, il debitore alienante ed il terzo acquirente.

È appena, infine, il caso di ricordare che la sentenza che accoglie una domanda revocatoria ex art. 2901 c.c. ha natura costitutiva, sicché non è suscettibile di produrre effetto prima del passaggio in giudicato (Cass. civ. Sez. lavoro, 24 agosto 2016, n. 17311; Cass. civ. Sez. Unite, 13 giugno 1996, n. 5443)

b) La giurisprudenza di merito

Molto numerose le decisioni nella giurisprudenza di merito in cui si approfondisce la funzione dell’azione revocatoria.

In Trib. Firenze Sez. III, 5 luglio 2017 si legge che l'azione revocatoria ordinaria è finalizzata a ricostituire la generica garanzia patrimoniale del debitore, di cui all'art. 2740 c.c., "la cui consistenza, per effetto dell'atto di disposizione posto in essere dal debitore, si sia ridotta al punto da pregiudicare la realizzazione del diritto del creditore, con l'azione espropriativa". Come tale, essa non travolge il fraudolento atto di disposizione, ma consente di ottenere una declaratoria di inefficacia del medesimo, nei confronti del creditore istante.

In Trib. Napoli Sez. XII, 4 novembre 2013 si legge che l’azione revocatoria assolve la funzione di ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del debitore, la cui consistenza, per effetto dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, si sia ridotta in modo da pregiudicare la realizzazione del diritto di credito attraverso l’azione espropriativa. Detta azione, ove vittoriosamente esperita, non determina il travolgimento dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, ma semplicemente l’inefficacia di esso nei soli confronti del creditore che l’abbia vittoriosamente esperita, per consentire allo stesso di esercitare sul bene oggetto dell’atto l’azione esecutiva per la realizzazione del credito.

In Trib. Monza Sez. III, 12 marzo 2013 si afferma che l’azione revocatoria non determina il travolgimento dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, con effetto restitutorio del bene oggetto dell’atto, ma semplicemente l’inefficacia di esso nei soli confronti del creditore che l’abbia vittoriosamente esperita, per consentire allo stesso di esercitare sul bene oggetto dell’atto l’azione esecutiva ai sensi dell’art. 602 c.c. e ss., per la realizzazione del credito.

Trib. Taranto Sez. II, 9 ottobre 2012 precisa che l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. dispone che il creditore può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore arreca pregiudizio alle sue ragioni. Con tale azione, quindi, si chiede solo che l’atto impugnato, benché valido in se stesso sia dichiarato inefficace nei confronti del creditore agente, con la conseguenza che il bene non ritorna nel patrimonio dell’alienante, ma resta soggetto dell’aggressione del creditore istante nella misura necessaria a soddisfare le sue ragioni e l’azione giova unicamente al creditore che l’ha esercitata.

Secondo Trib. Roma Sez. X, 14 marzo 2012 e Trib. Roma Sez. X, 22 marzo 2011 l’azione revocatoria di cui all’art. 2901 c.c. ha solo la funzione di ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del debitore ex art. 2740 c.c., la cui consistenza, per effetto dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, si sia ridotta al punto da pregiudicare la realizzazione del diritto del creditore con l’azione espropriativa. In coerenza con tale sua unica funzione, l’azione predetta ove esperita vittoriosamente, non determina il travolgimento dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, ma semplicemente l’inefficacia di esso nei soli confronti del creditore che l’abbia vittoriosamente esperita, per consentire allo stesso di esercitare sul bene oggetto dell’atto l’azione esecutiva ai sensi dell’art. 602 c.c. e ss., per la realizzazione del credito.

Gli stessi concetti sono espressi in Trib. Potenza, 30 marzo 2011 dove si legge che la funzione tipica dell’azione revocatoria è ravvisabile nella tutela conservativa della garanzia patrimoniale che assiste il credito ( art. 2740 cod. civ.). Trattasi, invero, di uno strumento processuale esperibile dal creditore al fine di conseguire la dichiarazione giudiziale d’inefficacia (c.d. inefficacia relativa o inopponibilità) nei suoi confronti degli atti di disposizione patrimoniale con cui il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni.

Si soffermano sulla funzione dell’azione anche Trib. Bassano del Grappa, 8 luglio 2010 dove si precisa che l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. ha una finalità cautelare e conservativa del diritto di credito, sostanziandosi nel potere, attribuito al creditore, di far dichiarare inefficaci nei suoi confronti determinati atti di disposizione sul patrimonio del debitore che rechino pregiudizio alle sue ragioni, assolvendo alla funzione di ricostituire la garanzia generica, assicurata al creditore dal patrimonio del debitore, che si prospetti compromessa dall’atto di disposizione posto in essere dal debitore medesimo; Trib. Ivrea, 15 marzo 2010 secondo cui l’azione revocatoria ordinaria di cui all’art. 2901 c.c. ha una finalità prettamente cautelare e conservativa del diritto di credito, essendo finalizzata a conservare l’integrità del patrimonio del debitore ed a ricostruirlo in presenza di un atto di disposizione che possa pregiudicarlo e App. Trieste Sez. I, 4 febbraio 2010 che ricorda che il rimedio dell’azione revocatoria ex art. 2901 c.c., ha una finalità essenzialmente conservativa, consentendo al creditore di ripristinare la consistenza del patrimonio del suo debitore, in precedenza oggetto di atti che impediscano o rendano anche solo più difficile l’aggressione esecutiva.

Gianfranco Dosi
Lessico di diritto di famiglia