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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
ASSEGNO DI DIVORZIO

I

L’assegno di divorzio nell’originario art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (la funzione composita dell’assegno divorzile)

Nel testo originario dell’art. 5 della legge 1° dicembre 1970, n. 898 si prevedeva che “con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale dispone, tenuto conto delle condizioni economiche dei coniugi e delle ragioni della decisione, l’obbligo per uno dei coniugi di somministrare a favore dell’altro periodicamente un assegno in proporzione alle proprie sostanze e ai propri redditi. Nella determinazione di tale assegno il giudice tiene conto del contributo personale ed economico dato da ciascuno dei coniugi alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di entrambi. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in una unica soluzione”.

Si deve ricordare che quando nel 1970 fu introdotto il divorzio in Italia, l’art. 156 del codice civile (non ancora allora riformato) prevedeva che “il coniuge che non ha colpa nella separazione personale, conserva i diritti inerenti alla sua qualità di coniuge che non sono incompatibili con lo stato di separazione”. Vi era quindi una sostanziale continuità tra la condizione di coniuge e quella di coniuge separato che lasciava anche sostanzialmente inalterate le obbligazioni di mantenimento sempre che la separazione non fosse stata pronunciata per colpa del coniuge che richiedeva l’assegno (“Il coniuge per colpa del quale è stata pronunziata la separazione non ha diritto che agli alimenti”).

Proprio in questo contesto di sostanziale continuità tra vita coniugale e vita post-coniugale si poneva anche il testo originario dell’art. 5 della legge sul divorzio. Si dava per scontato che anche in sede divorzile sopravvivesse inalterato un diritto alla reciproca solidarietà su cui il matrimonio si fondava, la cui determinazione veniva ancorata ad una polifunzionalità dell’assegno collegata alle ragioni della decisione (funzione cosiddetta risarcitoria), all’entità dei redditi dei coniugi (funzione cosiddetta assistenziale), all’esigenza di compensare i sacrifici e il contributo reciproco alla vita familiare e alla formazione del patrimonio (funzione cosiddetta compensativa).

Si legge in Cass. civ. Sez. Unite, 26 aprile 1974, n. 1194 che l'assegno previsto dall'art. 5, (allora) comma quarto, della legge n. 898 del 1970 non ha natura indennitaria od alimentare, ma composita, dovendo il giudice tener conto di tre criteri, e cioè delle condizioni economiche dei coniugi, della ragione della decisione e del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione della famiglia ed alla formazione del patrimonio di entrambi. In relazione al primo di tali criteri - avendo la legge inteso tutelare la posizione del coniuge che a seguito dello scioglimento dell'unione matrimoniale, viene a trovarsi in difficoltà economiche per aver perduto il sostegno che si realizzava nell'ambito della convivenza dei coniugi, sanzionato dall'obbligo di mantenimento - l'assegno acquista un carattere assistenziale in senso lato. Con riguardo alle ragioni della decisione, l'assegno ha carattere risarcitorio, dovendo considerarsi sia la valutazione delle cause che hanno condotto allo scioglimento del matrimonio, sia l'interesse che ha il coniuge a tale scioglimento. Sotto il terzo profilo, l'assegno svolge una funzione compensativa, perché si dà rilevanza all'impegno personale ed agli apporti di carattere economico prestati in vista del benessere della famiglia. I tre criteri, che, sono insieme di attribuzione e di commisurazione dell'assegno, si presentano come coesistenti e bilaterali.

La successiva giurisprudenza ha poi sostanzialmente sempre confermato questa interpretazione, pur con qualche ulteriore precisazione, per esempio, laddove ha ritenuto che non necessariamente il giudice, in relazione alle deduzioni in concreto delle parti, è tenuto a passare in rassegna tutti e tre i criteri, per stabilire se ricorrano gli estremi per la loro applicazione. Con riguardo al criterio "assistenziale" si è ribadito che il giudice deve comparare la situazione economica dei due coniugi, anteriore e successiva al divorzio, tenendo presente che viene in rilievo non un qualsiasi deterioramento della posizione economica, ma solo quello che sia apprezzabilmente rilevante, e che può essere utile il ricorso ad indici supplementari, quali l'età, le condizioni di salute e sociali, la durata del matrimonio e della convivenza (Cass. civ. Sez. I, 23 novembre 1976 n. 4419); che la componente assistenziale dell'assegno tutela la parte economicamente più debole per renderla autosufficiente in una sfera di agiatezza non sostanzialmente dissimile da quella assicuratale dall'ex coniuge (Cass. civ. Sez. I, 25 giugno 1977 n. 2714); che il criterio assistenziale non postula il riscontro di uno stato di bisogno del coniuge richiedente, essendo sufficiente accertare che questi, ancorché abbia propri mezzi di sostentamento, subisca un apprezzabile squilibrio e deterioramento della propria situazione economica per effetto dello scioglimento del matrimonio (Cass. civ. Sez. I, 26 gennaio 1978 n. 373 e Cass. civ. Sez. I, 8 febbraio 1978 n. 600; Cass. civ. Sez. I, 16 novembre 1979 n. 6945); che non spiega rilevanza decisiva la circostanza che il giudice istante disponga di mezzi sufficienti alle normali esigenze di vita, perché, anche con riguardo al criterio "assistenziale", l'assegno mira a stabilire un certo equilibrio nella posizione dei coniugi dopo lo scioglimento, alla stregua delle complessive condizioni in cui il coniuge più abbiente aveva posto il consorte, nonché delle aspettative che le sue sostanze ed il suo reddito consentivano (Cass. civ. Sez. I, Sez. I, 22 gennaio 1980 n. 496; Cass. civ. Sez. I, 7 novembre 1981 n. 5874; Cass. civ. Sez. I, 23 dicembre 1983 n. 7593; Cass. civ. Sez. I, 19 giugno 1987 n. 5372); che il criterio assistenziale mira a tutelare la posizione del coniuge che venga a trovarsi in difficoltà dal punto di vista economico, per aver perduto il sostegno ed i vantaggi che realizzava nell'ambito della convivenza matrimoniale, in specie nell'ipotesi in cui egli sia meno provvisto economicamente e non sia in grado di dedicarsi ad un'attività lavorativa (Cass. civ. Sez. I, Sez. I, 10 gennaio 1986 n. 72).

Come si dirà, tra la posizione attuale sull’assegno di divorzio espressa da Cass. civ. Sez. Unite, 11 luglio 2018, n. 18287, e l’orientamento della giurisprudenza degli anni ‘70 e ‘80 fondato sul testo originario dell’art. 5 della legge sul divorzio, c’è una sostanziale continuità; allora come oggi – dopo l’intervento delle Sezioni Unite del 2018 - viene attribuita all’assegno divorzile una funzione composita di natura assistenziale, perequativa e compensativa, senza prevalenza di un criterio rispetto agli altri.

Gianfranco Dosi
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