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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
ANAGRAFE

I

La legge istitutiva

L’ordinamento anagrafico ha la sua fonte originaria nella legge 24 dicembre 1954, n. 1228 (Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente) dove si prevede che in ogni Comune deve essere tenuta l'anagrafe della popolazione residente. L’anagrafe è secondo la legge il servizio pubblico e al tempo stesso l’ufficio pubblico che provvede alla registrazione delle posizioni relative alle singole persone, alle famiglie ed alle convivenze, che hanno fissato nel Comune la residenza, nonché le posizioni relative alle persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel Comune il proprio domicilio.

Il servizio anagrafico si occupa solo delle registrazioni relative alla residenza (schede di residenza) e di famiglia (schede di famiglia) e non è un servizio di stato civile (che forma e aggiorna, invece, gli atti di cittadinanza, di nascita, di matrimonio, e di morte e che ha una autonoma normativa di riferimento). I servizi anagrafici e quelli di stato civile possono anche essere accorpati negli stessi uffici nei Comuni di modeste dimensioni, ma le operazioni cui provvedono sono del tutto separate.

Gli atti anagrafici – cioè gli atti attraverso i quali avviene la registrazione delle posizioni in questione (da non confondere con i certificati amministrativi che ne riportano le evidenze) - sono atti pubblici.

L’art. 2 della legge prescrive l’obbligo (e non la facoltà) per ognuno di chiedere per sé e per le persone sulle quali esercita la responsbailità genitoriale o la tutela, l’iscrizione nell'anagrafe del Comune in cui fissa la dimora abituale e di dichiarare alla stessa i fatti determinanti mutazione delle posizioni anagrafiche,

La legge prevedeva anche, agli effetti dell'articolo 44 del codice civile, l'obbligo di denuncia del trasferimento anche all'anagrafe del Comune di precedente residenza ma questo obbligo è venuto meno in seguito alla legge di semplificazione amministrativa che ha attribuito questo compito al Comune che riceve la dichiarazione di iscrizione.

Il sindaco, quale ufficiale del Governo, è ufficiale dell'anagrafe. Egli naturalmente può delegare le funzioni di ufficiale d'anagrafe al segretario comunale o ad altri impiegati del Comune.

L'ufficiale d'anagrafe provvede alla regolare tenuta dell'anagrafe della popolazione residente ed è responsabile della esecuzione degli adempimenti prescritti per la formazione e la tenuta degli atti anagrafici. Egli ordina gli accertamenti necessari ad appurare la verità dei fatti denunciati dagli interessati, relativi alle loro posizioni anagrafiche, e dispone indagini per accertare le contravvenzioni alle disposizioni della legge e dei regolamenti per la sua esecuzione. A tal fine può invitare le persone aventi obblighi anagrafici a presentarsi all'ufficio per fornire le notizie ed i chiarimenti necessari alla regolare tenuta dell'anagrafe.

Ove gli interessati non provvedano alle dichiarazioni di legge sarà l'ufficiale d'anagrafe – allorché viene a conoscenza di fatti che comportino la registrazione o la mutazione di posizioni anagrafiche non dichiarate – ad invitare gli interessati a renderle. In caso di mancata dichiarazione provvede egli stesso d’ufficio, notificando all'interessato il provvedimento stesso contro il quale è ammesso ricorso al prefetto.

Anche gli ufficiali di stato civile, allorché formano uno degli atti di loro competenza (sostanzialmente la nascita, il matrimonio o la morte di una persona) sono tenuti a comunicare il contenuto degli atti e delle relative annotazioni all'ufficio d'anagrafe del Comune di residenza delle persone che provvede alla relative registrazioni.

Pertanto gli atti anagrafici (schede personali e di famiglia) sono formati a) a seguito di comunicazione obbligatoria degli interessati; b) d’ufficio da parte del servizio anagrafico stesso, c) su comunicazione dell’ufficio di stato civile.

L’omissione delle comunicazioni sopra indicate ha anche naturalmente una sanzione. La legge prevede infatti che “Chiunque avendo obblighi anagrafici contravviene alle disposizioni della presente legge ed a quelle del regolamento è punito, se il fatto non costituisce reato più grave, con l'ammenda da lire 1000 a lire 500”. Entro dieci giorni dalla contestazione o notificazione della contravvenzione il colpevole è ammesso a fare oblazione mediante pagamento della somma di lire 500 nelle mani dell'ufficiale d'anagrafe che ha accertato la contravvenzione. Le somme riscosse a titolo di ammenda per le contravvenzioni previste nel presente articolo, sia in seguito a condanna, sia per effetto di oblazione, spettano al Comune”. Il Decreto legge 28 febbraio 1983, n. 55, convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 1983, n. 131, ha disposto (con l'art. 27, comma 9) che la misura delle sanzioni pecuniarie indicate è decuplicata.

Tutte le contravvenzioni alle disposizioni della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, ed a quelle del regolamento, commesse dalle persone aventi obblighi anagrafici devono essere accertate, con apposito verbale, dall'ufficiale di anagrafe. Il verbale deve espressamente indicare se al contravventore sia stata o meno personalmente contestata la contravvenzione.

Queste sopra indicate sono le funzioni principali dell’anagrafe la quale però provvede anche alla individuazione e alla delimitazione delle località abitate, alla suddivisione del territorio comunale in frazioni tracciate su carte topografiche. Il Comune provvede alla relativa indicazione dell'onomastica stradale e della numerazione civica.

La vigilanza sulla tenuta delle anagrafi della popolazione residente è esercitata dal Ministero dell'interno e dall'Istituto centrale di statistica. Per l'esercizio delle funzioni di vigilanza è stato istituito, presso il Ministero dell'interno, l'Indice nazionale delle anagrafi (INA), alimentato e costantemente aggiornato, tramite collegamento informatico, da tutti i comuni.

Gianfranco Dosi
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Lessico di diritto di famiglia